Headband Heroes: quando il basket è questione di stile

Headband Heroes: quando il basket è questione di stile


Nel basket moderno ci sono il gioco, il talento, le qualità, l’atletismo, lo spirito di squadra, il sudore. E poi c’è lo stile, che sia trendy o trash, ma fa sempre la sua onestissima figura. E noi di adidas Playground Milano League , nella Settimana della Moda milanese, non potevamo esimerci dal raccontarvi le collezioni degli stilisti sull’unico oggetto capace di “fare brutto” su un campetto: la headband.

Partiamo subito con i calibri da novanta, gli stilisti upmarket che hanno costruito gran parte della loro brand image con quella striscia prima bianca, poi blu, poi rossa ecc. Parliamo di Allen Iverson, la cui combo headband-treccine ha fatto scuola per tutte le generazioni successive, al punto di tributargli l’epiteto di “Giorgio Armani” dei look cestistici. Parliamo anche di Carmelo Anthony, più sobrio ma sempre elegante, non c’è lui senza l’immancabile fascetta sulla sua fronte. La passerella potrebbe essere infinita, LeBron, Terry, Davis, Dudley, Pierce, McGee, “Zibo”…

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Justin Mikityuk (@jxm.visuals) in data:


Ci sono poi “Gli Improbabili”, quelli che “figurati se questi hanno mai indossato una fascetta”: i risultati sono altalenanti, ma tutto sommato accettabili. Da Steph Curry in occasione dell’ASG 2017, oppure Kyrie Irving versione “Capellone”, con la headband brandizzata, o ancora Jimmy Butler nella nuova versione “Headband brothers” con Ben Simmons. Un po’ naif ma sempre con gusto.

La categoria degli “Appealings” concepisce invece la headband un po’ come un superpotere. Un capo da indossare solo quando si vuole attivare attivare la “modalità alieno”. Fanno parte di questa stretta èlite D’Angelo Russell, James Harden e, udite udite, Klay Thompson. Il primo, da quando ha cominciato a vestire la maglia dei Nets, ha completamente trasformato il suo “dress code”, con uno stile alquanto ribelle ma sempre giovanile: fascetta + capello rasta ordinato. I suoi numeri della stagione lo stanno eleggendo come uno tra i più migliorati della Lega.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Golden State Warriors Fanpage (@gswarriorspost) in data:


L’Harden “fascettato” si è messo in mostra lo scorso novembre, segnando 54 punti nella sfida contro Washington, conditi da 13 assist e 8 rimbalzi. Quella partita è diventata inoltre celebre per il “presunto” sanguinamento dal naso, una delle tante “fake news” che gli valgono l’appellativo ricorrente di simulatore. Ancora più leggendaria fu invece la prova dello Sniper per eccellenza. Di recente ha siglato il nuovo record di triple segnate in una partita (14) da un giocatore, nonostante il “fastidio” provocato dalla fascetta. La sua performance ha inoltre scatenato l’ilarità dello stesso Warriors, che si è paragonato a Jackie Moon nel film “Semi-Pro”.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Utah Jazz Fan (@utah_jazz_official) in data:


Abbiamo tenuto il meglio per ultimo: un vero proprio “Haute Couture” dell’ignoranza, uno schiaffo estetico ai canoni della bellezza contemporanea. Il Kevin Love in copertina, ricorda molto i chitarristi rock degli anni Ottanta, con quella chioma riccia che ricorda molto la pettinatura di papà Stan. Peccato solo che la sua esteriorità sia alquanto “cheap”. Ma il premio di figurino va di diritto a Jason Kidd, le cui memorabili foto social urlano vendetta. Il perfetto manuale su “come non indossare una headband”.

Il fascino preistorico del viso di Joe Ingles, viene enfatizzato da quella spessa striscia bianca durante la gara contro i Grizzlies, quando una pallonata gli procura un taglio sopra l’occhio. Qui arriva il genio e la follia: diventare una vera e propria icona del settore con una linea di magliette dedicate. È lui il vero “Headband Hero”. Il resto è noia.

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