Thanks For All, Legends!

Thanks For All, Legends!

Chissà se le tante lacrime versate in questa difficile settimana riusciranno a contrastare la perenne siccità che ormai affligge il nostro debole pianeta. Fiumi di gocce, lente ma inesorabili, hanno attraversato tutti i continenti, per celebrare la “sepolturacestistica di grandi campioni, da questo momento entrati di diritto nella leggenda di questo sport.

Tre racconti diversi che narrano tre personaggi diversi vissuti nel medesimo arco temporale. Anche noi di adidas Playground Milano League rendiamo omaggio a tre protagonisti che hanno scritto pagine importanti da custodire con attenzione.

Chris Bosh (Miami Heat – 2010-2017): non sapremo mai se la moneta della fortuna sia uscita su testa o croce, è pur vero che sarebbe ingiusto dimenticare ciò che CB4 ha significato per i Toronto Raptors, di cui attualmente rimane il miglior marcatore di sempre.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da NBA on ESPN (@nbaonespn) in data:

Tante soddisfazioni personali e poco altro. Per questo motivo è la Florida a salutare uno dei suoi figli adottivi, laddove il gigante texano ha conquistato due anelli. Uno dei tanti cicli nella storia della Lega, all’interno di uno dei tanti terzetti diventati celebri. Il pensiero corre naturale ai Big Three, lui Dwyane e LeBron, un mix di potenza, esplosività, atletismo. E aggiungerei anche coraggio e grande, grandissimo self-control. La forza di non mollare, anche quando la scienza te lo impone, non una ma ben due volte. E qui il passo indietro, lo step-back più impegnativo da eseguire, it’s over.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Ballislife (@ballislife) in data:

One last scream, l’ultimo grido insieme al popolo dell’American Airlines Arena, colmo di rabbia, frustrazione e orgoglio. E poi il saluto finale: “Il mio nome, il nome della mia famiglia lassù in alto, ci avrei riso sopra anche solo a pensarci. Perciò non permettete che nessuno vi dica che non potrete coronare i vostri sogni”. Arduo pensare a un addio definitivo dai campi, la soluzione ce la suggerisce proprio Flash: “Dopo quello che ha passato fuori dal campo, spero di vederlo di più all’interno di una squadra. Credo che dovrebbe far parte dell’organizzazione degli Heat".

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da NBA (@nba) in data:

Emanuel Ginobili (San Antonio Spurs – 2002-2018): anche solo a dire il suo vero nome sembra quasi di commettere un sacrilegio. Il suo stretto legame con l’Italia (di cui possiede la cittadinanza) lo rende probabilmente uno degli sportivi stranieri più apprezzati dagli appassionati tricolore, sicuramente ai cuori virtussini.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da LBA - Lega Basket Serie A (@legabasketa) in data:

Più in generale però è il suo duplice volto, quella faccia pulita da bravo ragazzo che sapeva trasformarsi come arma micidiale appena il pallone toccava quei polpastrelli così vellutati. Non è mai stato un giocatore che amava essere al centro dell’attenzione, ma per questa volta non si può che fare un’eccezione. Membro illustre delle “Generacion Dorada”, quella di Scola, Oberto e Nocioni per intenderci, ma anche di un altro trio il cui capitolo si è ufficialmente concluso: leggasi Tony Parker e Tim Duncan.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da LaGiornataTipo (@lagiornatatipo) in data:

E poi i paragoni, mai sprecati, da Messi a Maradona, per gli aficionados della terra delle pampas, sarà un altro tatuaggio da scolpire indelebilmente sulla propria pelle. Le ultime parole spettano di diritto al suo padre adottivo, con cui ha quasi adornato la sua mano mancina: “Manu non puoi fermarlo, non puoi contenerlo. A volte questa sua esuberanza mette alla prova la tua pazienza. Sapeva tutto quello che doveva fare, è stato un giocatore incredibile”, firmato coach Pop.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da ClutchPoints (@clutchpoints) in data:

Nick Collison (Seattle Supersonics/OKC 2003-2018): Se con Bosh si poteva tranquillamente affermare che non rappresentasse l’emblema degli Heat, già con Ginobili la provocazione avrebbe potuto crollare come un banale castello di carte. Beh, sappiate con questo signore qui abbiamo la certezza di cadere in piedi.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Abdul Mohamed (@abdulsnext) in data:

Il sofferto abbandono di Seattle e di tutti i suoi ricordi, la fine dell’epoca biancogialloverde, e il trasferimento in Oklahoma con un altro nome e una nuova storia da scrivere. La copertina è tutta per i vari Durant, Westbrook e Green, non certo per quel centro bianco, che pare pure un boscaiolo degli Appalachi.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Melissa Stromblad (@mgstromblad) in data:

Chiamato “Glue Guy” o “Mr Thunder”, il buon Nick ha scelto il modo più sincero e genuino per farsi amare dalla propria gente. Al punto da arrivare a scrivere un guest blog sul magazine GQ, in particolare con l’episodio Come sopravvivere in NBA quando non sei una superstar, nel quale scrive: “La parte complicata è essere capaci di avere la concentrazione per farlo ancora e ancora e ancora, consapevole che non ti verrà attribuito gran merito. Essere un grande comunicatore in difesa non ti farà guadagnare nessuna ricca sponsorizzazione. Nessuno farà un mixtape su YouTube di tutti i tuoi blocchi cazzuti con una canzone di Rick Ross in sottofondo”

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da King Basket (@kingbasket_net) in data:

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