#Mountainsmatter: centri di rilievo

#Mountainsmatter: centri di rilievo

Photo by Finn Gross MaurQuello che sto cercando di dirti, è che… abbiamo bisogno di te”. Ai Baby Looney Tunes non si può dire di no. Anche per uno come Michael Jordan, ma in “Space Jam” tutto è possibile, tutto è lecito. Eppure il talento di “His Airness” non basta, servono trucchi e sotterfugi loschi per vincere la resistenza nemica dei Monstars. Finzione filmica, la realtà è ben diversa, e quando ti trovi davanti uno come Wilt Chamberlain sai già che dovrai raccogliere i cocci della tua dignità.

216 centimetri, gambe e braccia lunghe come trampoli, “The Stilt” è tra le vette più rispettate nell’Olimpo del basket, parterre di eletti con precisi requisiti di accesso. La neve che circonda la sua cima cristallizzata, come i suoi record, inscalfibili. Ricorre oggi la Giornata Mondiale della Montagna, sedicesima candelina di un compleanno volto a evidenziare le opportunità e le criticità dell’ecosistema montano con l’obiettivo di creare alleanze per una gestione consapevole e sostenibile delle risorse.
 
#MountainsMatter è il tema di quest’anno e di “montagne” la pallacanestro ne ha conosciute tante.
Questione di altezze, lassù, dove in pochi osano. il freddo ghiacciato portato dal tempo non ha intaccato la loro bellezza, imparagonabile e irraggiungibile. Poco più in basso, 8 centimetri, il “compagno di merende” di Chamberlain, Bill Russell, un duello infinito, puro godimento per gli amanti della palla a spicchi. 
11 Anelli da una parte, 20mila donne dall’altra, a voi l’ardua scelta sul vincitore. Vincenti dentro e fuori dal campo, abituati a guardare il mondo dall’alto, entrambi particolarmente attivi nel movimento “Black Power”, difficile pensare solo al basket giocato con l’eco di “I have a dream” nelle orecchie. Si torna a salire, al chilometro 213 troviamo Patrick Ewing ed Elmore Smith. Se il primo non ha bisogno di presentazioni, il secondo invece può essere un nome sconosciuto ai più. Basti sapere che detiene il record di stoppate in una partita, 17, e che dopo il suo ritiro dall’NBA si è dedicato a un business particolarmente redditizio: produrre salse BBQ gourmet.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Concentration and mental toughness are the margins of victory. #WFR

Un post condiviso da Bill Russell (@realbillrussell) in data:

Il buon Pat ha invece avuto una grande sfortuna: giocare nell’epopea di MJ. Ewing infatti non ha mai vinto l’Anello nella sua carriera, perdendo tre volte le Finals con la maglia dei Knicks. Una macchia invisibile sul mantello bianco purissimo. Citare nuovamente i vari Olajuwon, Mutombo e Bol umile riverenza verso gli Dei delle stoppate.
 
C’è poi chi ha toccato il cielo con un dito, o meglio, con un pallone. Lo “Sky Hook” di Kareem ha fatto leggenda. “The Tower from Power”, potenza dall’alto, cercando su Google risulta ancora oggi uno dei dilemmi irrisolti nella giovane storia dell’umanità.
Il tempo scorre, il sole un puntino rosso sempre più fioco in lontananza. Quattro vette puntano verso il viale del tramonto, da poco imboccato: Shaquille O’Neal, poliziotto mancato, criminali in fuga sì, ma dall’area, niente da fare per i tabelloni, distrutti senza pietà; Tim Duncan, il “calmo, noioso e dominante MVP”. Stanco sì, ma non di vincere, oltre il 70% di vittorie in carriera sotto l’egida Popovich; Yao Ming, la prova evidente che i cinesi non sono tutti uguali, attesa infinita per il suo successore, trono vacante per un popolo che ha vissuto per secoli sul mito delle dinastie; Infine Chris Bosh, turbine che spazzava via come neve al sole gli avversari, quelli in carne e ossa, prima che la notizia della sua malattia sanguigna raggelasse l’ambiente, altre scarpe che si appendono al chiodo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Thanks for the art @dai.tamura #art

Un post condiviso da DR. SHAQUILLE O'NEAL Ed.D. (@shaq) in data:

Nuovi fiocchi di neve cadono con copiosa lentezza, imbiancando il panorama. Piccoli puntini si scorgono a ridosso della sommità: per Dwight Howard e Dirk Nowitzki il tempo di una schiacciata e di un fade away prima di raggiungere la cima. Più in basso la scalata si fa dura per i vari Embiid, Drummond, Gobert, Marjanovic, Cousins e Towns. Un basket moderno sempre più dinamico, il ruolo di centro in continua evoluzione e sempre meno legato alle consuetudini del passato. Un percorso ricco di tornanti e asperità, avanti e indietro per il campo, con fatica, prima di svoltare l’ultima curva e salire sull’Olimpo tinto di arancione.
 
Il basket è l’unico sport che punta al cielo. Per questo è una rivoluzione per chi è abituato a guardare sempre a terra” - Bill Russell
 
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