The MINALS: Chapter 1 - Slums Dunk e Basket in Carrozzina, un pieno di storie

The MINALS: Chapter 1 - Slums Dunk e Basket in Carrozzina, un pieno di storie

Dal Playground di Viale Stelvio, sede delle finali di adidas Playground Milano League, si incontrano personaggi, mondi, famiglie davvero non banali.

The MINALS.

Il gioco di parole tra Milano e Finals è facilmente intuibile, ad ogni modo non mancano i motivi di interessarsi alle storie che questa adidas Playground Milano League ci ha permesso di conoscere o, in alcuni casi, riproporre.

Sicuramente è il caso dell'attività di Slums Dunk (per approfondire, clicca qui), che dopo aver preso il via dalla baraccopoli di Mathare (Kenya) propone ormai da molti anni progetti importantissimi per dare un futuro a molti ragazzi: basket e borse di studio soprattutto, strumenti essenziali per trovare una propria via che non sia necessariamente quella del campo.

Ieri Bruno Cerella e oggi Tommaso Marino, i due ideatori e promotori del progetto, sono passati al campetto di Viale Stelvio che proprio la loro associazione ha riqualificato per "restituire qualcosa alla città di Milano", racconta Marino. "Vedere un evento del genere realizzato su un campo che a tutti gli effetti è una nostra creatura è una cosa davvero bella, ma che certamente non rimarrà fine a sé stessa. Io e Bruno ci tenevamo a fare qualcosa per la città di Milano, perché è qui che ci siamo conosciuti, qui ha sede la nostra associazione e da qui daremo il via ai nostri progetti futuri".

Protagonisti della mattinata sono stati i giocatori di basket in carrozzina, e poco ma sicuro non si è notata alcuna differenza di intensità, senza scadere nella retorica a buon mercato. Di storie, naturalmente, ce ne sono moltissime: tra queste quelle di Dario e Andrea Fatai, padre e figlio, che insieme al loro amico Michele Bellone De Grecis hanno giocato nel team I Pelabrocc. "Ho quasi sessant'anni e mi sono fatto male ormai trent'anni fa", ci dice Dario, "da ragazzo giocavo a basket, che ho sempre amato, e da qualche anno ho ripreso grazie al basket in carrozzina. Mio figlio in realtà gioca a calcio, ma ha accettato di sedersi in carrozzina e condividere con me questa grandissima passione che ci permette di andare oltre la disabilità e poter giocare insieme".

"Naturalmente", aggiunge Andrea, "si gioca per vincere! Scherzi a parte l'impatto con il basket in carrozzina per me è stato ovviamente particolare, ma ho capito molto presto che ci si poteva divertire molto". "E in campo", aggiunge Michele, "non sono più padre e figlio: giocano, si impegnano... e naturalmente si incazzano se non vincono".

- The MINALS: tutti i risultati

Pietro Scibetta​​​​​

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