Vis a Vis, le interviste agli MVP: REDIAN FRROKU

Vis a Vis, le interviste agli MVP: REDIAN FRROKU

Una produzione adidas PML scritta da Michele Gazzetti

Redian Frroku, classe 2005, scandisce le parole con timidezza, quasi a soppesarle una a una.
Poi però quando abbraccia il basket nel discorso si scioglie, come se fosse vicino a un fuoco accogliente. Nell’edizione 2019 dell’adidas Playground Milano League ha dimostrato di non essere per niente timido quando si tratta di scendere in campo.

Mvp della categoria Under 14 e faro della vittoria della squadra “Fiorellino is true” che poi ha conquistato anche l’evento natalizio “Una Poltrona 3x3”. «La prima immagine che mi viene in mente del torneo è del giorno in cui ho visto dei ragazzi più grandi, credo del 2003, mentre provavano a schiacciare – racconta l’ala nata a Treviglio da genitori albanesi -. Non so ancora schiacciare, sto lavorando molto sul salto per fare come loro. Vederli mi ha motivato a fare ancora meglio, prima o poi schiaccerò».

Come avete costruito la squadra?

«Il nostro allenatore della Libertas Cernusco ci aveva chiesto chi di noi voleva partecipare. È stato bello giocare insieme, abbiamo legato molto, anche se adesso io ho cambiato squadra e gioco a Cavenago.
A me piace sempre cambiare squadra
».

Come mai cambi spesso squadra?

«Mi piace sperimentare cose nuove, imparare cose diverse da allenatori diversi. Questa è la quinta o sesta squadra che cambio, voglio sempre provare da un’altra parte».

Ti aspettavi di vincere l'adidas Playground Milano League?

«Nella prima fase c’era una squadra che riusciva a tenerci a testa, ma alla finali sapevamo di essere i più forti perché conoscevamo il valore degli avversari. Non mi aspettavo di vincere il premio di mvp, pensavo premiassero un mio compagno, Alessandro Conca. In Darsena l’atmosfera era bellissima, è stato incredibile poter veder tirare Jamal Murray».

Qual è il tuo giocatore preferito?

«In questo momento Draymond Green dei Golden State Warriors. Il mio modo di giocare si ispira a quello che fa lui: penso soprattutto alla difesa e poi faccio qualche punto. A me piace difendere: se rubo un pallone gli altri non segnano e può nascere un contropiede per un canestro facile».

Difesa a parte, quali sono le tue caratteristiche?

«Sono un’ala piccola/grande, però spesso mi fanno fare il playmaker che è il ruolo che vorrei fare in futuro. Sicuramente tra i pregi c’è l’aspetto atletico mentre tra i miei difetti c’è il tiro. Devo migliorare tanto».

Ti sei sentito cambiato dopo il torneo?

«Sicuramente ho guadagnato fiducia nei miei mezzi. Soprattutto in attacco, ho scoperto che non so solo difendere. Dopo aver vinto il premio di mvp ho preso coraggio anche nel giocare contro i ragazzi più grandi di me. Credo di aver cambiato un po’ mentalità anche nel gioco al chiuso, 5 contro 5. Sogno di diventare qualcuno,  spero magari un giorno di poter giocare in Serie A».

Da dove nasce la passione per il basket?

«Ho iniziato a giocare a calcio, ero bravo ma non m’ispirava. Poi in prima elementare ho provato il basket e da lì mi sono innamorato. Non è una questione di famiglia: mio padre in Albania giocava a basket e mia madre a pallavolo. Per me il basket è riuscire a divertirsi anche nei momenti bui, senza non riuscirei a stare. Poi io non riesco proprio a stare fermo, e il basket è la cosa che mi riesce meglio».

Ti piace vedere il basket in tv o al palazzetto?

«Sì, in particolare dal vivo. Mi piace andare a vedere le partite dell’Olimpia e imparare le azioni più difficili. Per esempio una volta al Forum d’Assago ho visto il “Bodiroga move” e ho provato a replicarlo. Ora riesco a farlo abbastanza bene. Il basket è uno sport stupendo, il più bello che ci sia: mi capita spesso di parlarne con i miei compagni di scuola fissati con il calcio. E alcuni li ho convinti a seguire il basket, è stata una bella soddisfazione».

  • Playground Milano League
    Vis a Vis, le interviste agli MVP: Anna Capra
  • Playground Milano League
    Vis a Vis, le interviste agli MVP: Alessio Natalini