Vis a Vis, le interviste agli MVP: Francesco Toso

Vis a Vis, le interviste agli MVP: Francesco Toso

«The Minals è stato bellissimo, con un’organizzazione ottima. Un’esperienza stupenda». Francesco Toso racconta il suo adidas Playground Milano League con trasporto, come se il ricordo fosse ancora vivido e fresco nella memoria. Classe 1996, prodotto del vivaio dell’Olimpia Milano, da 5 anni gioca in Serie B nella Sangiorgese ma si sta innamorando anche dei tornei all’aperto, al punto da vincere la seconda edizione con i gradi di mvp. «Sembrerò poco umile ma mi aspettavo di vincere il torneo – spiega -. Avevamo una squadra con tutte le carte in regola per fare bene e non ci siamo mai rilassati. Non mi aspettavo invece di vincere il premio di mvp anche perché in squadra con me c’era Grampa, che è uno dei migliori in Italia nel 3 contro 3. Lui è di un altro livello e in quella occasione è stato limitato da un problema alle caviglie».

Che ricordo hai della finale?

«Il livello agonistico era notevole… in finale ce la siamo date di santa ragione. Sempre in termini sportivi naturalmente. Ed è bello che al campetto sia così, altrimenti calano le motivazioni».

È difficile giocare con l’autoarbitraggio?

«Sì, soprattutto se sei abituato a giocare fuori dal campetto. Devi accettare anche le chiamate che fa l’avversario e a volte può salire un pochino la tensione con le proteste. Ci si affida sempre all’onestà e al fairplay dei giocatori: bisognerebbe chiamare solo i contatti effettivi e gli altri lasciarli correre».

Come avete scelto i componenti dei “Kings of Kings”?

«Tutti abbiamo gravitato intorno a San Giorgio. Io e Rossi eravamo compagni anche ai tempi delle giovanili di Milano. È nato un bel rapporto di amicizia che poi si è tramutato in coesione in campo».

5 anni a San Giorgio, è una scelta di vita?

«È un posto dove mi trovo molto bene, vedremo cosa ci riserva il futuro. Di sicuro lo studio mi ha portato a rimanere fermo, dovrei laurearmi a luglio in Scienze Motorie. Quindi ho sempre preferito rimanere vicino a Milano. Sto facendo una tesi sulla preparazione atletica nella pallacanestro. Non so se in futuro farò il preparatore atletico, è un’opzione. Potrei fare anche l’allenatore o uscire dal mondo del basket».

Sogni di salire in A2?

«Nel primo anno dopo le giovanili c’è stato un interesse di una squadra, ma avevo già firmato per la Sangiorgese. L’obiettivo è sempre fare il meglio possibile, quello che viene viene. Se dovesse arrivare una chiamata di una società di A2 che mi garantisce minuti, un pensiero ovviamente lo farei».

C’è qualcosa che hai imparato nel 3 contro 3 e poi hai utilizzato nel 5 contro 5 al chiuso?

«Il 3 contro 3 spesso è più duro dal punto di vista fisico. E poi ho imparato alcuni “trucchetti” da campetto che possono fare la differenza anche nel 5 contro 5».

Da dove nasce la passione per il basket?

«Alle elementari. Poi nella categoria esordienti sono andato a giocare a Desio ma ero sempre in tribuna. Sono tornato a Nova Milanese altri due anni e poi a 15 anni sono entrato nell’Under 17 dell’Olimpia Milano e sono rimasto fino all’Under 20».

Hai mai pensato di giocare con la prima squadra dell’Olimpia?

«Mi hanno convocato solo una volta contro Brindisi. Ho fatto alcuni raduni pre-stagione e qualche amichevole di preparazione. Rimanere era quasi impossibile, devi essere davvero un fenomeno e io non lo sono».

C’è un episodio dei 2 raduni con l’Olimpia senior che ti è rimasto impresso?

«Una volta ho stoppato in allenamento Marquez Haynes, una bella soddisfazione. Mi sono sentito forte, poi l’azione dopo mi ha fatto il mazzo e sono tornato con i piedi per terra».

Chi è il più forte dell’Olimpia con cui ti sei allenato?

«Samardo Samuels, bastava un suo dito per spostarmi. Tra gli esterni invece sicuramente Keith Langford, un mostro».

Che parole useresti per descrivere la magia del basket?

«Secondo me è lo sport più spettacolare in assoluto. I gesti atletici e tecnici del basket difficilmente li vedi in altri sport. Io mi sono innamorato del basket per Kobe Bryant e quando è morto sono stato molto male. Gli devo tantissimo, non volevo crederci».

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