Cosa ci ha detto il mondiale cinese?

Cosa ci ha detto il mondiale cinese?

Rudy Fernandez alza la coppa nella notte di Pechino e fa calare il sipario sull'edizione numero 18 della Fiba World Cup. Una rassegna in parte povera di spunti e contenuti, passata un po' sotto traccia, insomma snobbata.

Giusto per fare un collegamento recente, basti pensare ai Mondiali di calcio russi dello scorso anno, senza l'Italia ma seguiti comunque con grande passione dal popolo italiano. Sarà stato il periodo o il fuso orario piuttosto importante, tuttavia le sensazioni che questo Campionato del Mondo lascia sembrano assai flebili.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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1 - LA SCOLA DI LUIS E DELL'ARGENTINA

In una competizione avara di emozioni "da brivido" ci sembra corretto iniziare forte, rimembrando l'unico momento da vera pelle d'oca: l'abbraccio tra Luis Scola e Manu Ginobili. Difficile commentare mentre le lacrime sgorgano, siamo più in crisi della Francia nel tentativo di scacciarle. Kobe Bryant nella sua composta eleganza osserva con un velo di orgoglio e ammirazione.

Scola rappresenta per il popolo argentino ciò che Messi non è mai riuscito a essere per la sua nazionale, ha saputo prendersi le responsabilità, è stato più di un padre per i suoi compagni, di più i suoi alleati verso questa grande impresa. E' stato un maestro e insieme ai suoi alunni ci ha insegnato a credere fino in fondo ai nostri sogni, "hasta el final".

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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E poi quel meraviglioso pubblico assiepato dietro la panchina, salti senza sosta, colori inconfondibili. Molti di noi hanno probabilmente tifato per loro, vuoi per la rivalità mai nascosta verso la supponenza spagnola, vuoi per quei cognomi così simili ai nostri e così facili da pronunciare.

2 - IL BASKET EUROPEO SI CONFERMA

La rassegna mondiale è spesso anche l'occasione per valutare l'evoluzione delle differenti visioni cestistiche e decretare quella più efficace. Seguendo il ragionamento, il basket europeo ha confermato di essere quello più prolifico, nel segno della solidità e della poliedricità. Un tipo di gioco che ben si sposa nell'ambito del 5x5, dove il gruppo spesso sovrasta le individualità.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Capacità di adattamento alle situazioni, letture impeccabili, gli ingredienti di una pallacanestro semplice ma ben applicata. Persino Argentina e Australia, che pur non fanno parte del Vecchio Continente, hanno impostato il mondiale su canoni rintracciabili in questo schema: difesa estenuante da un lato e concretezza offensiva dall'altro.

Polonia e Repubblica Ceca hanno stupito, riuscendo a mettere in campo sempre le proprie armi. Pur prive di grandi talenti offensivi, hanno entrambe raggiunto i loro obiettivi e sono pronte a giocarsi le carte a loro disposizione nel torneo Preolimpico verso Tokyo 2020.

Serbia e Francia, per contro, sono due squadre che si allontanano (e non di poco) da questo modello. E se i primi hanno deluso fortemente negli impegni clou contro Spagna e Argentina, i secondi hanno peccato platealmente di personalità e di lucidità nei momenti decisivi. E se non è un fallimento, poco ci manca.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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3 - L'ITALIA SI E' PERSA

Il percorso di avvicinamento al Mondiale è stato alquanto burrascoso per la nostra Nazionale. Una serie di risultati non proprio entusiasmanti nelle amichevoli di preparazione uniti alle borbottanti discussioni sulle scelte di Romeo Sacchetti hanno causato più di qualche turbolenza all'aereo degli Azzurri verso la Cina.

Nella fase a gironi l'Italia fa il suo, superando di poco le aspettative per lo spirito con cui ha affrontato la Serbia. Ma il castello delle certezze era pronto a crollare. Con la Spagna l'Italia scopre i suoi limiti, sbaglia tutti i possessi decisivi e, di conseguenza, inizia la caccia al colpevole. Qualche ora dopo la partita sarà Marco Belinelli, con grande personalità, ad assumersi le principali responsabilità di un finale terrificante.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Ma il peggio deve ancora arrivare. Contro Porto Rico la spedizione azzurra tocca uno dei picchi più bassi della sua storia recente. Uno schiaffo alle ambizioni e ai sacrifici di chi ha lottato e ha sputato sangue per ritagliarsi un posto tra i magnifici dodici. Un brusco risveglio in una domenica mattina dove milioni di caffè hanno rischiato di andare di traverso.

Eppure è il futuro nebuloso a destare preoccupazione. Mancini ha avviato senza alcun timore il rinnovamento della Nazionale di calcio, forte di tanti giovani che ben hanno fatto e che possono realisticamente essere competitivi a livello europeo e internazionale. L'impressione è che Sacchetti potrebbe aver bisogno di più di qualche asciugamano per lavarsi il sudore dalla fronte.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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4 - LA CADUTA DEI GIGANTI     

Lo sentite anche voi? E' il rumore dei pronostici stracciati come fogli di carta. Stati Uniti e Serbia, le due grandi potenze del colonialismo cestistico 3.0, umiliate nel profondo dell'orgoglio.

Le rughe sul viso di Pop si fanno sempre più marcate, l'espressione oltrepassa il quadrante della serietà, il colore allarga le tinte sul pantone di una nuova tonalità. Tante, tantissime assenze e un atteggiamento alquanto superficiale sono le principali cause di un'eliminazione che non può che far rumore. Neanche le sapienti mani di Popovich e di Kerr, abituati a grossi calibri, hanno saputo plasmare un roster che non ha mai dato l'impressione di riuscire ad andare lontano. Ora però aspettiamoci una rabbiosa vendetta la prossima estate.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Per una favorita che cade ce n'è un'altra che finisce nella trappola dell'egocentrismo. La Serbia di Djordjevic si stampa sui ferri cinesi, ostinata e cocciuta nella soluzione da fuori. Nonostante le poche defezioni a carico, Bogdanovic e soci cedono alla pressione del risultato, schiacciati da macigni sempre più pesanti. Il più importante cade sulla schiena di Vasilje Micic, la perdita della madre non lo frena dal giocare, il basket la terapia da lui scelta per contrastare il dolore.

5 - LE VICENDE EXTRACAMPO

Non c'è competizione internazionale che non preveda qualche "fuori-campo" degno di cronaca. Abbiamo spulciato le biografie recenti dei cestisti giordani e iraniani ma non abbiamo trovato nulla di giornalisticamente stuzzicante.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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La storia ci insegna che lo sport è spesso terreno di contatto sociale, economico e politico. Anche la Cina non fa eccezione, riportando all'attualità la tematica delle difficoltà finanziarie che affliggono le singole federazioni.

Venezuela, Costa d'Avorio e Nigeria. I social network dei giocatori cominciano a popolarsi di post piuttosto inequivocabili. Trasferte non pagate, fondi che spariscono, profonda instabilità. Alberghi non pagati, materiale medico insufficiente. Professionisti che restano comunque lavoratori. E come tali vanno retribuiti. Per fortuna nessuno ha dovuto rinunciare al sogno mondiale, il Venezuela è addirittura riuscito a superare il taglio dei gironi. Eppure c'è un altro taglio, un'altra ferita, che proprio non vuole saperne di rimarginarsi.

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